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Bellezza d’Italia: la rivista di lifestyle firmata Franco Grignani

Bellezza d’Italia, n. 1, 1947

Nel dopoguerra, in un’Italia desiderosa di rinascita e bellezza, Franco Dompé raccoglie l’eredità culturale del padre Onorato, intravedendo nella comunicazione aziendale un terreno privilegiato per dialogare con la cultura del tempo. Nasce così, nel 1947, Bellezza d’Italia, un progetto editoriale pionieristico con un duplice intento: offrire ai medici italiani, a cui la rivista è destinata, un momento di lettura colto e piacevole e, al contempo, promuovere in modo innovativo i prodotti Dompé.

Gli intenti editoriali sono chiariti nella lettera di presentazione allegata al primo numero, nella quale l’azienda esprime la volontà di offrire uno svago culturale alla classe medica: “Vorremmo […] allietare sia pure per un attimo la dura giornata del nostro Medico, dandogli la possibilità di passare in rapida ed efficace rassegna quanto di più interessante si svolge quotidianamente sia nel campo artistico che in quello culturale”.

Un ponte tra scienza farmaceutica e lifestyle

Bellezza d’Italia, n. 4, 1953

Stampata inizialmente dai tipografi de L’Editrice in via Fieno 6 a Milano, la pubblicazione si afferma rapidamente come un raffinato rotocalco di svago, trovando, a partire dal numero 5-6 del 1948, la propria sede editoriale in via San Martino 12. Sebbene nasca come “rivista per il Turismo e l’Artigianato in Italia”, dal 1952 amplia il proprio sguardo per raccontare la “vita moderna”, spaziando dall’arte alla moda, dal teatro allo sport.

Bellezza d’Italia, n. 1, 1958, “Selvaggio Equatore”

Il tema del viaggio resta centrale, ma gli articoli superano, a dispetto del nome della testata, i confini nazionali, accompagnando i lettori alla scoperta del mondo e creando un ponte tra la scienza farmaceutica e il più vasto universo del lifestyle.

Il numero monografico “Selvaggio Equatore” del 1958 segna un momento di svolta nella storia della testata: interamente curato da Lino Pellegrini, autore sia dei testi sia dell’imponente apparato iconografico, inaugura un nuovo corso editoriale che privilegia i grandi reportage internazionali e naturalistici.

Collaboratori d’eccezione

A impreziosire le pagine di Bellezza d’Italia concorre un parterre di collaboratori d’eccezione: vi scrivono grandi autori come Dino Buzzati, Indro Montanelli e Camilla Cederna, e poeti del calibro di Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti e Vincenzo Cardarelli. Ugualmente centrale è la componente visiva: dal 1951 al 1961 la direzione artistica è affidata a Franco Grignani, architetto e designer di straordinaria modernità, autore in quegli anni di campagne e loghi destinati a diventare iconici.

Un linguaggio pubblicitario nuovo

Franco Grignani rinnova profondamente il linguaggio pubblicitario dei prodotti Dompé, introducendo metafore visive e simbologie audaci, come l’agilità del balletto contro il dolore paralizzante, farfalle in volo contro gli affanni cardiaci, sagome di fiale e siringhe trasformate in eleganti motivi neofloreali. L’immagine traduce visivamente l’efficacia del farmaco. Un microcosmo biologico diventa sintesi grafica.

Le promesse terapeutiche sono esaltate da un layout dinamico e modernista. Grignani si avvale del talento di illustratori quali Fulvio Bianconi, Bruna Moretti (alias Brunetta) e Jeanne Grignani, sua moglie. Le pagine della rivista sono arricchite inoltre dagli scatti di grandi reporter italiani, come Federico Patellani e Fosco Maraini, e di maestri internazionali quali Henri Cartier-Bresson e Robert Capa.

Una rivista aperta al mondo

Bellezza d’Italia, n. 2, 1956

Dal 1955, sotto la guida di Lino Pellegrini, Bellezza d’Italia adotta un originale formato orizzontale e, dall’anno successivo, include traduzioni in inglese, francese, tedesco e spagnolo, a testimonianza di una decisa apertura internazionale. Il secondo numero di Bellezza d’Italia del 1956 è dedicato ai VII Giochi Olimpici Invernali di Cortina d’Ampezzo.

Bellezza d’Italia, n. 2, 1962, I monti d’oro

L’avventura editoriale prosegue almeno fino al 1962 con oltre 70 numeri pubblicati, ed è coronata nel 1955 dalla Palma d’Oro della Pubblicità: un riconoscimento che conferma il ruolo di Franco Dompé come innovatore anche nel campo della comunicazione, attraverso una rivista aperta alla sperimentazione dei linguaggi e in dialogo con la cultura del tempo.